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Domenica 4 ottobre 2026
Cos'è la Chiesa?
2 Corinzi 8:1-5
Ora, fratelli, vogliamo farvi conoscere la grazia che Dio ha concessa alle chiese di Macedonia,
2 perché nelle molte tribolazioni con cui sono state provate, la loro gioia incontenibile e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nelle ricchezze della loro generosità.
3 Infatti, io ne rendo testimonianza, hanno dato volentieri, secondo i loro mezzi, anzi, oltre i loro mezzi,
4 chiedendoci con molta insistenza il favore di partecipare alla sovvenzione destinata ai santi.
5 E non soltanto hanno contribuito come noi speravamo, ma prima hanno dato sé stessi al Signore e poi a noi, per la volontà di Dio.
Che cos’è la Chiesa? Provo a riformulare la domanda in modo ancora più concreto: che cosa vuol dire per noi che siamo qui stamattina ‘essere la Chiesa’? Domenica scorsa ho predicato il Vangelo nella Chiesa di Pozzuoli. È la Chiesa dove io sono nato nella fede. La Chiesa in cui c’erano mio padre e mia madre. La Chiesa di mia zia, delle mie cugine. Quando sono salito sul pulpito e ho guardato le sorelle e i fratelli davanti a me, mi sono emozionato.
Essere Chiesa vuol dire sentirsi parte di una famiglia. Essere Chiesa vuol dire sentirsi a casa.
Anche voi siete la mia famiglia e la mia casa. Che dite, possiamo dire che questa è già una buona definizione della Chiesa? Sentirsi a casa e in famiglia! E non solo tra noi qui, ma sentirci a casa e in famiglia con tutte le altre chiese. Perché apparteniamo a una famiglia universale e siamo proprietari di molte case.
E sapete cosa? Non siamo una famiglia e una casa perché siamo brave persone, socievoli e simpatiche. Saremo pure socievoli e simpatiche, ma non è questo che ci fa famiglia e casa. C’è una parola all’inizio del brano che abbiamo letto. La vedete? Qual è secondo voi? Non può che essere ‘la grazia che Dio ci ha concesso’. È la grazia l’elemento fondamentale che ci fa essere chiesa e ci fa sentire a casa e in famiglia. È la grazia che trasforma i nostri legami perché trasforma anche i nostri cuori e le nostre vite. È la grazia che opera tra di noi e che opera in noi. Come un genitore che ama suo figlio incondizionatamente, ed è pronto a dare la sua vita, così è la grazia di Dio che ci ha amati quando noi eravamo ancora lontani da lui e ha data in Cristo la sua vita per noi. Sulla grazia si fonda la Chiesa.
Tutto questo però non è una bella teoria. È qualcosa di molto pratico. Riguarda il modo in cui noi veniamo trasformati da questa grazia. Realmente, in modo visibile. Ed è quel che era successo alle chiese della Macedonia, le tre chiese che Paolo aveva fondato: Filippi, Tessalonica e Berea. Oh, quanto amava queste chiese Paolo e quanto si sentiva a casa e in famiglia.
La grazia aveva concretamente trasformato queste chiese. Nelle loro molte prove e tribolazioni, scrive Paolo, la loro gioia è incontenibile. Quando riascolto questa frase, mi spunta sempre un sorriso. Erano chiese messe alla prova, tra mille difficoltà, perché scegliere la via di Gesù era una scelta costosa, eppure accoglievano tutto questo con una gioia incontenibile. La vedete la grazia? È nella gioia incontenibile. Nonostante le prove e le tribolazioni.
Le chiese della Macedonia non erano ricche. Anche noi non siamo ricchi. Ci sono molte famiglie bisognose tra di noi. Ci sono famiglie che sbarcano il lunario a fatica. Ma le chiese della Macedonia hanno sovrabbondato nella ricchezza della loro generosità. Povere, eppure generose. Povere, eppure ricche. La vedete la grazia all’opera? Mi piace la parola generosità perché vuol dire anche semplicità. È la grazia che ci trasforma in persone generose e in persone semplici. La semplicità è il frutto della grazia. Uno stile di vita semplice. Noi tendiamo sempre a complicarci la nostra vita e più ce la complichiamo più diventiamo egoisti, perché siamo costretti a pensare solo a noi stessi. La generosità invece è il frutto della semplicità e la semplicità è il dono della grazia di Dio. Siamo semplici, fratelli e sorelle!
Paolo stava raccogliendo una colletta nelle chiese da lui fondate. Erano soldi che dovevano sostenere le chiese più povere della Palestina. Anche a quei tempi la Palestina non se la passava bene. E i poveri della Macedonia erano pronti ad aiutare i poveri della Palestina. Come hanno fatto le chiese italiane che hanno raccolto una colletta per le chiese cubane che versano in un momento di grande difficoltà.
Le chiese della Macedonia diedero volentieri. Secondo i loro mezzi, anzi, andando oltre i loro mezzi. Diedero volentieri oltre i loro mezzi. Io ho la profonda fiducia che anche la Chiesa di Pistoia sa andare oltre i suoi mezzi. Sono certo che la Chiesa di Pistoia è disposta a dare volentieri, perché ha ricevuto un dono immenso e che non ha prezzo: la grazia di Dio.
Le chiese della Macedonia chiedono con insistenza a Paolo di partecipare a questa colletta. Sapete la parola che Paolo usa per colletta? Usa la parola diaconia. Dare generosamente la propria contribuzione vuole dire fare diaconia, cioè essere utile e al servizio degli altri. Quante cose si possono fare quando la Chiesa è fatta di discepoli e discepoli semplici e generosi che insistono nel voler dare il proprio contributo?
Sono loro ad insistere! Paolo non deve spingerli o invogliarli. C’è un momento in cui dare il proprio contributo alla vita della Chiesa avviene molto naturalmente. Succede quando noi abbiamo dato prima noi stessi a Dio. Quando hai dato la tua vita a Dio, cosa vuoi che sia la tua contribuzione alla Chiesa? Quando ciò che hai di più prezioso, la tua vita, l’hai data a Dio, cosa vuoi che sia tutto il resto? I macedoni avevano per prima cosa ricevuto la grazia di Dio, poi avevano dato sé stessi a Dio, dopodiché tutto il resto seguiva in modo abbastanza naturale.
Qualche settimana fa la nostra cassiera ci ha restituito un quadro della nostra situazione economica molto preoccupante. Non riusciamo a mantenere gli impegni che abbiamo assunto. Abbiamo difficoltà a pagare persino le bollette. Non vi posso nascondere che tutto questo mi è molto dispiaciuto. È anche colpa del pastore. Sono dispiaciuto, ma non abbattuto. Scusate il paragone irriverente: anche Paolo doveva essere dispiaciuto nel sapere che la Chiesa di Corinto non voleva partecipare alla colletta con generosità e semplicità. Le chiese della Macedonia sì, Corinto, quella più ricca e più snob, no.
E Paolo ritenne necessario ricordare ai Corinti cosa vuol dire essere una casa e una famiglia, fondata sul dono della grazia. Cosa vuol dire dare con semplicità e con generosità. Cosa vuol dire fare i conti con le prove e le difficoltà con gioia. Cosa vuol dire andare persino oltre i propri mezzi. Paolo lo fece prendendo come esempio le chiese della Macedonia, che avevano imparato a fare la volontà di Dio e non la propria volontà. Cosa vogliamo essere noi, le chiese della Macedonia oppure Corinto? Amen
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