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Domenica 19 luglio 2026
a cura della past. Fanny Askani (Siena)

Giovanni 6,1-15

 

Moltiplicazione dei pani per cinquemila uomini


1 Dopo queste cose Gesù se ne andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè il mare di Tiberiade. 2 Una gran folla lo seguiva, perché vedeva i segni miracolosi che egli faceva sugli infermi. 3 Ma Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
4 Or la Pasqua, la festa dei Giudei, era vicina.
5 Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva verso di lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?» 6 Diceva così per metterlo alla prova; perché sapeva bene quello che stava per fare. 7 Filippo gli rispose: «Duecento denari di pani non bastano perché ciascuno ne riceva un pezzetto». 8 Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: 9 «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cosa sono per così tanta gente?»
10 Gesù disse: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini. 11 Gesù quindi prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece dei pesci, quanti ne vollero. 12 Quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda». 13 Essi quindi li raccolsero, e riempirono dodici ceste con i pezzi dei cinque pani d'orzo che erano avanzati a quelli che avevano mangiato. 14 La gente dunque, avendo visto il segno miracoloso che Gesù aveva fatto, disse: «Questi è certo il profeta che deve venire nel mondo». 15 Gesù, quindi, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, da solo.

 

Fratelli e sorelle,

 

il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci è una delle pagine più celebri del Vangelo. È così importante che viene narrata in tutti e quattro i Vangeli. E infatti è un segno visibile di ciò che è Gesù per noi e ciò che Gesù fa per noi.

Ma questo racconto non parla soltanto di Gesù. Parla anzitutto del cuore umano e della sua paura.

L’essere umano vive spesso nell’ansia del troppo poco: non basta, non ce la faremo, siamo troppo pochi, abbiamo troppo poco, il futuro ci mancherà di qualcosa.

Andrea, il discepolo di Gesù, ragiona così, nel nostro racconto. Vede un ragazzo con cinque pani d’orzo e due pesci e dice: “Ma che cos’è questo per tanta gente?”.

È il modo in cui anche noi calcoliamo: contiamo le risorse, facciamo i conti, misuriamo le forze, e quasi sempre arriviamo alla stessa conclusione: non basta.

Questa è l’ansia del poco.

E forse è anche l’ansia delle nostre comunità. Ci sentiamo minoranza, ci sembra di essere poca roba. Guardiamo i numeri, le energie, le possibilità, e temiamo di non essere sufficienti.

Gesù, invece, guarda diversamente.

Egli non parte dal poco che manca, ma dalla presenza di Dio che provvede.

Gesù non parte dal poco che manca, ma dalla presenza di Dio che provvede.

Nel Vangelo non c’è solo abbastanza per sopravvivere. C’è abbondanza. Dopo che tutti hanno mangiato a sazietà, avanzano dodici ceste.

La fede ci libera dalla paura della mancanza, perché ci fa scoprire che con Cristo c’è abbastanza e persino di più.

Dio non ci lascia affamati.

Dio si prende cura dei suoi figli.

Dio dona ciò che serve alla vita, e lo dona in pienezza.

 

Certamente il racconto ci insegna anche la forza della condivisione.

Quel ragazzo offre ciò che ha. Non trattiene il poco che possiede. E quando il poco viene condiviso, diventa sufficiente per tutti.

Lo spirito del condividere rompe la logica del possesso e apre la strada alla comunione.

Quando ciascuno consegna ciò che ha, il pane e i pesci arrivano a tutti.

Tuttavia il Vangelo non riduce tutto a una semplice condivisione.

Giovanni parla di un vero miracolo: Gesù moltiplica i pani e moltiplica i pesci.

Il Signore non si limita a distribuire meglio ciò che esiste. Egli crea. Crea abbondanza.

È questo il segno messianico: Gesù dà ciò che è necessario per vivere e lo dà in sovrabbondanza.

E il miracolo più grande è che Egli trasforma il poco.

Cinque pani e due pesci: poca roba. Eppure nelle mani di Cristo diventano nutrimento per una folla immensa.

 

Fratelli e sorelle, quei cinque pani e due pesci siamo noi.

Senza il nostro Signore siamo poca roba.

Siamo creature mancanti, fragili, limitate.

Da soli non possiamo sostenerci.

Da soli restiamo poca roba.

Ma nella presenza di Cristo il nostro poco viene trasformato.

Il Signore prende ciò che siamo, rende grazie al Padre e lo fa diventare vita per molti.

Noi, che siamo esseri di mancanza, in Cristo diventiamo partecipi della vita e della vita in abbondanza.

 

Spesso siamo come Andrea: calcoliamo in modo meschino, tratteniamo, temiamo che non basti.

Gesù ci insegna invece la generosità di Dio.

Con Lui impariamo che la vera ricchezza non consiste in ciò che possediamo, ma in ciò che riceviamo dalle sue mani.

La nostra vita, toccata da Cristo, può passare dalla scarsità all’abbondanza, dalla paura alla fiducia, dalla chiusura alla condivisione.

 

Forse questo Vangelo parla in modo particolare alle comunitá nostre di oggi.

Ci sentiamo piccoli, pochi, marginali.

Abbiamo paura di non essere sufficienti.

Ma tutto cambia quando comprendiamo che non siamo soli.

Abbiamo Gesù.

E se abbiamo Gesù, abbiamo più che abbastanza.

Il suo amore è sufficiente.

La sua grazia è sufficiente.

La sua presenza è sufficiente.

Anzi, è sovrabbondante.

Qual è allora il nostro compito?

Il Vangelo ci sorprende.

Gesù dice alla folla di sedersi sull’erba.

Non chiede di organizzare la soluzione.

Non chiede di produrre altro pane.

Chiede di sedersi e attendere con fiducia.

Questa è la nostra vocazione: metterci nelle mani del Signore, aspettare con fiducia che Egli ci nutra, sapendo che non sperimenteremo la mancanza.

Il cristiano non vive nell’ansia del poco, ma nella fiducia dell’abbondanza di Dio.

Fratelli e sorelle, oggi il Signore prende il nostro poco: le nostre forze limitate, le nostre paure, la nostra piccola fede, il nostro essere minoranza.

Se glielo consegniamo, Egli lo trasformerà.

Perciò non restiamo prigionieri dei calcoli di Andrea.

Impariamo invece a sederci sull’erba della fiducia.

Gesù è qui.

E dove c’è Gesù non c’è scarsità, ma vita in abbondanza.

Non c’è soltanto il necessario, ma la sovrabbondanza della grazia.

E ciò che oggi ci sembra poca roba, nelle sue mani diventerà benedizione per molti.

Amen.

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